Banche armate, situazione al 2008

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Banche armate, situazione al 2008

Messaggio Da Claudia Rossi il Lun Giu 22, 2009 2:05 pm


E'uscita da qualche mese la relazione 2009 sull'export di armi italiane con i dati aggiornati all'anno 2008 (è possibile consultare il sito della campagna "Banche armate" : www.banchearmate.it oppure i siti di Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace).


Forse non sapevi che le cose stanno a questo punto: al di là delle dichiarazioni "rassicuranti" delle banche, quello delle armi é un commercio che rende... molto… buona lettura.



Da Nigrizia, giugno 2009
di Gianni Ballarini

La Bnl, del gruppo Paribas, fa il botto con oltre un miliardo e 250 milioni di euro di appoggio all’industria armiera. Per i sindacati, è una situazione intollerabile. Ma è tutto il sistema finanziario che si è buttato a capofitto sul business armato, dopo anni di promesse di conversione.

“Con sconcerto e stupore abbiamo appreso, leggendo il Rapporto annuale della presidenza del consiglio, che il Gruppo Bnp Paribas (Banca Nazionale del Lavoro e Bnp Paribas Italia) è, per il 2008, l’azienda capofila delle banche italiane nel finanziamento del commercio con gli armamenti. Un risultato sorprendente, ben il 36,33% del totale e con gran vantaggio sulle banche inseguitrici: Deutsche Bank il 14,03%, Société Générale l’11,46%, Gruppo Intesa 7,16%, Ubi Banca 5,67%, Gruppo Unicredito 3,24%.

Veramente una brutta notizia, un pericoloso tornare indietro, dopo anni di duro confronto con i vertici della Bnl, durante i quali si era costruito un lento ma preciso percorso di ridimensionamento alla partecipazione a questo asset di mercato. Un confronto che ci aveva visto condividere il rifiuto a quella concezione dell’etica aziendale tutta finalizzata all’immagine e alla pubblicità e a favorire quelle iniziative che sapessero coniugare un modello di sviluppo sostenibile e mettere al centro la pace e i diritti umani. Una scelta importante per un’azienda che aveva rischiato il fallimento proprio con il finanziamento degli armamenti e che, partendo dall’ “Affaire Atlanta”, aveva aperto un’importante riflessione collettiva. (…) Non si può inveire contro la violenza, quando si continua a vendere e a produrre armi; non si può chiedere pace e sicurezza, mentre s’incrementano i propri guadagni con il commercio delle armi. Non vogliamo e non possiamo accettare che la nostra azienda sia definita “la regina delle banche armate”. (…) Per noi, da sempre, è intollerabile il solo pensare che stiamo contribuendo, e per lo più in modo significativo, agli attuali e futuri scenari di guerra”.

Firmato: le 5 segreterie sindacali che fanno parte del Coordinamento nazionale Banca nazionale del lavoro.

I sindacalisti della Bnl l’hanno definito “un colpo al cuore”. Un tradimento. E questa loro contrarietà al finanziamento degli armamenti l’hanno manifestata anche all’assemblea del gruppo, che si è svolta a Parigi il 13 maggio scorso.

Una rabbia giustificata. Ma sono flebili le loro voci. Incapaci di rompere la crosta, che si fa sempre più spessa, della disattenzione pubblica sul tema banche armate. Perché, dopo anni di timori e titubanze, gli istituti di credito, anche quelli che negli ultimi anni si sono battuti tre volte il petto promettendo conversioni “pacifiste”, nel 2008 hanno spalancato le porte al business armiero, sul quale germinano liquidità e profitti. Unguenti miracolosi per le ferite finanziarie di questi tempi.

Dalla Relazione della presidenza del consiglio sull’esportazione di armamenti (figlia della legge 185 del 1990) si apprende che, l’anno scorso, il vento ha spirato forte sulle vele degli affari. Il numero di autorizzazioni complessive alle transazioni bancarie è raddoppiato (1.612) rispetto al 2007 (882). Il valore delle stesse, invece, è quasi triplicato (4 miliardi e 285 milioni di euro, contro il miliardo e 329 milioni dell’anno precedente). In particolare, le autorizzazioni relative a operazioni di esportazione definitiva sono state 1.120 (677 nel 2007), per un ammontare di 3 miliardi e 701 milioni di euro (contro il miliardo e 224 milioni del 2007).

E’ grande la voglia di abbuffarsi. Due anni fa, la Banca Nazionale del Lavoro aveva supportato le aziende armiere per 62 milioni e spiccioli di euro. Nel 2008, per un miliardo e 253 milioni. Prestazioni muscolari mai raggiunte nel recente passato (il record s’ancorava ai 138 milioni di euro del 2002). Ma è una gran fetta del mondo della finanza a essersi seduta alla tavola imbandita a festa e con il tovagliolo al collo. La Deutsche Bank, che nel 2007 aveva incassato 174 milioni di euro, nel 2008 si piazza al secondo posto, con 519 milioni di euro. Nell’elenco compare ancora il Gruppo Intesa San Paolo (detiene il 7,16% del mercato), nonostante le mille promesse di abbandonare il business. I responsabili del settore sociale del gruppo, che ha sede a Torino, avevano chiesto di avere un po’ di pazienza, perché si stavano muovendo nel solco di politiche trasparenti. E, rivolgendosi ai sostenitori della campagna di pressione contro le banche armate, li invitavano a evitare di salire troppo in fretta sulla sella dei bolsi ronzini dell’indignazione. “Non metteteci in croce ogni volta che viene pubblicata la lista delle banche. La Campagna sia più flessibile”, il refrain. Ma fino a quando?

I vertici di Intesa dicono di dover smaltire ancora programmi “tossici” del passato. Sta di fatto che, se nel 2007 hanno incassato per le industrie armiere 198,3 milioni di euro, nel 2008 i conti correnti si sono rigonfiati fino a 265,1 milioni.

La Relazione smonta anche l’illusione con cui ci aveva abbagliato Ubi Banca, con i suoi satelliti finanziari piazzati geograficamente nel cuore del comparto armiero italiano (soprattutto nella zona del bresciano). A fine 2007, l’istituto stabilì che ogni banca del suo gruppo avrebbe dovuto “astenersi dall’intrattenere rapporti relativi all’export di armi con soggetti che siano residenti in paesi non appartenenti all’Unione Europea o alla Nato” e che “siano direttamente o indirettamente coinvolti nella produzione e/o commercializzazione di armi di distruzione di massa e di altri sistemi d’armamento, quali bombe, torpedini, mine, razzi, missili e siluri”. In realtà, nel 2008 le transazioni bancarie hanno avuto importi pari a 209,9 milioni di euro e quasi un 6% del mercato complessivo (dato assai eloquente, visto che nel 2007 Ubi Banca aveva lo 0,27%). Damiano Carrara, responsabile della sezione sociale del gruppo, ammette ad Adista che qualcosa non ha funzionato: “Sono state effettuate alcune transazioni anche con paesi vietati”. Sospirando, poi, che non lo faranno più. Promesse di Pinocchio.




Gruppi bancari
Importi autorizzati 2008

Importi autorizzati 2007

% sul totale 2008

% sul totale 2007

Importi segnalati

Importi accessori autorizzati

Importi accessori segnalati

Gruppo Bnp-Paribas(Banca Nazionale del Lavoro, Bnp Paribas)
1.344,8

198,3

36,33

9,01

227,3

2,7

6,1

Deutsche Bank
519,4

173,9

14,03

14

392,5

24,2

6,4

Société Générale
424,3

18,0

11,46

1,45

139,0

21,4

8,2

Gruppo Intesa San Paolo

(Intesa San Paolo spa;
Cassa Risparmio della Spezia spa)
265,1

198,3

7,16

15,9

204,6

14,6

8,0

Natixis
241,1

16,8

6,51

1,34

8,3

0,3

0,2

Ubi Banca

(Banco di Brescia,
Banco di S.Giorgio Spa,
Banca Pop.Commercio e Industria)
209,9

3,2

5,67

0,27

14,4

0,4

5,7

Citibank
138,5

84,0

3,74

6,75

42,2

0,0

0,0

Calyon-Corporate
and Investment Bank
120,5

3,26

38,0

0,0

2,1

Unicredit Group
(Unicredit Corporate Banking,
Unicredit Banca di Roma spa,
Banco di Sicilia spa)
119,9

404,7

3,24

32,5

167,0

6,3

2,6

ABC International Bank Plc
67,5

58,0

1,82

4,7

0,0

2,5

0,0

Commerz Bank
56,4

26,9

1,52

2,16

52,3

0,3

0,1

Gruppo Monte dei Paschi di Siena

(Banca Antonveneta)
46,4

26,0

1,25

2,12

26,1

0,0

0,3

Banco Bilbao Vizcaya
38,7

9,6

1,05

0,77

14,8

1,4

0,2

Banca Ubae spa
35,3

0,95

4,9

0,1

0,2

Banco di Sardegna
19,5

19,2

0,53

1,54

8,5

0,9

0,4

Banca Valsabbina scpa
11,5

2,5

0,31

0,2

11,9

0,3

0,0

Banca Carige spa – Cassa Risparmio Genova e Imperia
8,1

0,22

3,8

0,0

0,0

Banca Popolare di Spoleto spa
7,4

0,2

1,6

0,0

0,2

Fortis Bank
7,4

0,2

0,0

0,9

0,0

Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio
6,9

4,3

0,19

0,35

1,7

0,4

0,5

Altri
12,7

87,2

0,36

6,94

50,8

0,5

41,1

TOTALE
3.701,3

1.244,8

100

100

1.409,5

77,3

0,8


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